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domenica 3 novembre 2013

@17 L’inizio … della storia…


Ecco l’attimo con il quale noi iniziamo a scrivere pregustando l’idea che è qualcosa di esclusivo, immaginando comunque che in una dimensione prossima qualcuno legga il tutto e lo viva. Il momento iniziale per scrivere un verso o una riga di un probabile romanzo, irresistibile, riappare innumerevoli volte.

Tentativi e fantasie che intimano la nascita immediata del componimento, moltiplicano riti preparatori nel realizzare questo primo atto visto come sicuro, immediato e spontaneo. Alcuni scrivono preparando fogli, penne, dizionari o sedendosi davanti al computer, altri ancora nei posti più impensabili durante le faccende quotidiane.


Massimo Troisi e Philippe Noiret, nel film “Il Postino”



Immaginiamo storie e versi di poesie. Ricerchiamo luoghi classici e ci avviciniamo ai grandi scrittori, per esserne subito impietriti. Corre la fantasia nel formulare intrecci e storie che velocemente s’intersecano con spicchi delle nostre vite, il più delle volte mentendo e variando continuamente gli scenari, credendo che siano accaduti. O più semplicemente con pervicace volontà vogliamo creare un mondo nuovo. Arriva il blocco dopo due righe, oppure scriviamo con ipnotico getto una riga dopo l’altra come se parlassimo a un pubblico immaginario. Raccontiamo a noi stessi una storia, con un inizio, un punto di conflitto, un dubbio e immaginiamo la fine a ogni ripresa, oppure cerchiamo di seguire le parole accodando un termine dietro l’arto ascoltando il correlativo sonoro. Se perdiamo l’incanto di scrivere, il nostro corpo ridiventa pesante svuotandosi di parole, come se la trama che stavamo generando fosse evaporata e cerchiamo di inseguire relitti di pensiero che spariscono come vapore  da una finestra in inverno cui abbiamo appena alitato. E tutto ritorna nel silenzio…. ma non demordiamo e anche se non riuscissimo negli intenti, ad occhi aperti sogniamo  di ricominciare.

Che fate voi per iniziare? Quali sono i riti nel raccontare la storia del vostro vissuto (falso o verosimile non ha importanza)?  O ancora, quale luogo e tempo state cercando per iniziare? 

lunedì 14 gennaio 2013

@1 PoeticaMente: Scrivere poesie



 Come si fa a scrivere una poesia? Sia essa di ottimo stile, pacchiana, stupida, manifestamente sciatta, originale?

Anche se si ha l'erudizione di versificazione, retorica e stilistica, può apparire il blocco. Se si pensa ad un compito, alla pubblicazione, all'esistenza di un pubblico effettivo immediato, il foglio rimarrà bianco. Se si utilizzano riti propiziatori stabili e se si programma il lavoro, il foglio forse rimarrà bianco.

Se si forza la rima, forse appariranno pagine sparse di righe in prosa, e questo non è un male. E allora? Nel preciso atto del comporre che si crede poetico, forse non esiste una regola, ma un criterio operativo (mutevole): lasciar andare il "deve", affinché le emozioni non siano forzate.

Lasciar andare le analisi per sentire il corpo fisicamente, non ontologicamente, o soggettivamente, nel senso etico o erotico, magari dopo, ma proprio il corpo, qui e ora.




Maurits Cornelis Escher, Drawing Hands  1948.

Lasciar venire tutto quello che travolge dall'esterno.

Lasciar venir il timore e la paura.

In seguito apparirà il tempo delle riflessioni, analisi e correzioni. Ma non è un investimento, perché non si hanno interesse e garanzie. Il premio è sempre uno: se stessi.


Ricordo che  il mio libro di poesie con immagini "Sogni sospesi" lo puoi trovare   QUI.